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News - Tra crisi e figli, la bellezza di un matrimonio “imperfetto”

Tra crisi e figli, la bellezza di un matrimonio “imperfetto”

23/06/2022

Tra crisi e figli, la bellezza di un matrimonio “imperfetto”

I primi anni di matrimonio sono una scoperta. «La convivenza con l’altro, stare lontano da casa, assumere nuovi compiti e responsabilità, raggiungere accordi…. A poco a poco ci siamo resi conto che la vita di tutti i giorni avrebbe richiesto sforzi, rinunce, sacrifici». Per questo necessitiamo «della nostra Madre Chiesa, che illumina e accompagna». A spiegarlo sono stati Eduardo De La Paz e Monica Gonzales, relatori della conferenza che oggi pomeriggio ha aperto i lavori del Congresso teologico pastorale del X Incontro mondiale delle famiglie. I due vivono a Toledo e tengono corsi di preparazione al matrimonio per i fidanzati.

Non un matrimonio tutto “rose e fiori”, quello che hanno presentato i due relatori. Così come gli altri che si sono avvicendati sul palco dell’Aula Paolo VI, nei panel che sono seguiti: famiglie normali, ferite, fragili, alle prese con problemi più o meno grandi, dal tradimento, al perdono, all’abbandono. Lo stesso accade ad ogni latitudine, in Africa e in Europa, in Brasile e in Canada. Lo hanno testimoniato, tra gli altri, Stephen e Sandra Conway, dal Sudafrica, rappresentati di “Retrouvaille”, un percorso per matrimoni in difficoltà. «Retrouvaille – hanno spiegato – esamina quattro fasi del matrimonio: romanticismo, disillusione, miseria (dove è avvenuto il nostro tradimento) e infine gioia. Nella fase sentimentale l'attenzione è sull'altra persona e qualsiasi difetto viene ignorato o trascurato. Questa fase sentimentale non dura per sempre e le coppie potrebbero presto ritrovarsi disilluse da piccoli fastidi che iniziano a insinuarsi. La disillusione può portare all'infelicità in cui tutti i problemi affrontati sono attribuiti all'altra persona e la vita diventa un inferno vivente». Ma poi, attraverso un percorso in varie tappe, si giunge alla gioia. «Nella fase della gioia non ci concentriamo più su noi stessi come individui ma ora su di noi come coppia unita nel vero significato dell'amore – la conclusione –. È in questa fase che ci rendiamo conto che l'amore non è un sentimento ma in realtà è una decisione».

Dedicati all’arrivo dei figli e all’accoglienza della vita i panel successivi, nella seconda parte del pomeriggio di giovedì 23. Jordi Cabanas e Gloria Arnau, spagnoli, hanno parlato dell’adozione e dell’affido come scelta cristiana. «Siamo una famiglia accogliente perché prima siamo stati accolti noi stessi, con un solo merito – che non è piccolo: essere intermediari dell'Amore che abbiamo ricevuto».

Hanno accolto sempre la vita anche Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, e la moglie Anna Chiara Gambini. A casa ad aspettarli cinque figli di cui l’ultimo, quattro anni, con la sindrome di down. «Quando è nato il nostro quinto figlio – hanno esordito – avevamo l’arroganza di sapere già tutto. L’esperienza, ma anche la superbia di chi ha già vissuto 4 nascite, 4 svezzamenti, 4 inserimenti a scuola, 4 prime pedalate, 4 prime volte al mare… come se le cose capitassero due volte allo stesso modo. Il nostro quinto figlio, Giorgio Maria, ci ha stupito e ci ha cambiato la vita un secondo dopo la sua nascita. Perché lui non è solamente un figlio con la sindrome di down, ma è stato per noi il terremoto delle nostre inutili certezze». Non vogliono essere considerati «bravi», hanno però precisato. «Non siamo una famiglia modello – hanno sottolineato –. Siamo semplicemente una delle tantissime famiglie che ha detto sì alla vita, non per una questione ideologica, non perché ce lo hanno detto in parrocchia, ma perché era bello. Non c’è niente da fare: è la bellezza che ci spinge a fare le cose. È per bellezza che siamo cristiani. È per bellezza che siamo sposati. È per bellezza che abbiamo accolto Giorgio Maria. Perché la vita, ogni vita è degna intrinsecamente ed è oggettivamente più bella della morte».

In serata i delegati si sono spostati nel Palazzo Lateranense, per la visita guidata a quella che era “La casa del vescovo di Roma”, e per ascoltare, nel cortile, un concerto di musica classica eseguito dalla Form – Orchestra Filarmonica Marchigiana, compagine residente del Macerata Opera Festival.